La conoscenza come protesi

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Ieri sera a “Che tempo che fa” Fabio Fazio ha intervistao Roberto Calasso, scrittore e presidente della casa editrice Adelphi. Un uomo di grande cultura, lucido, preciso, con le idee chiare, con una sua visione del mondo… mi hanno colpito le parole che ha detto sulla rete internet. Invitano a riflettere, a dare il giusto senso alla cose, a non sottovalutare, quanto ci ha nutrito per centinaia di anni, a favore dell’ “abbaglio” che può creare la rete.

“..il libro corrisponde a una modalità della conoscenza che è incompatibile con quello che viene propugnato dalla rete. La rete è la conoscenza come protesi, è l’occupazione della mente con uno sciame di bit digitali che è esattamente l’opposto di ciò che è la conoscenza in senso metamorfico, cioè di qualcosa che trasforma il soggetto che conosce, sono due vie incompatibili, opposte e nemiche e lo saranno sempre.

La copertina è la pelle del libro, ed è la cosa che per prima deve essere scorticata, perché la copertina implica che il libro sia un oggetto singolo, una singolarità. I fisici oggi, che non sanno più come chiamare certi stati della materia, parlano di singolarità, e un libro è una singolarità, la rete è il contrario, la rete è la parodia di questa specie di iper connessione di tutto con tuttoche è forse uno dei primi sogni del pensiero umano,ma è la parodiacioè impedisce che a quel sogno si acceda.

… quello che è importante per me è il fatto della protesi, pensi allo stato di panico in cui cadono oggi una quantità enorme di persone, nel momento in cui il loro computer o il cellulare per una qualche ragione non funzionano, si sentono persi, si sentono come amputati di una parte del loro cervello, perché quella parte è la protesi a cui hanno delegato il pensare, quanto alla conservazione io mi meraviglio, google ha scansionato, secondo certe valutazioni, tra 15 e 20 milioni di libri, e mi meraviglia osservare come in fondo poco venga usato questo immenso tesoro che renderebbe la vita molto più facile a tanti studiosi, perché in realtà quello che prevale è l’abbaglio che crea questa nuova protesi che favorisce uno dei sentimenti più insidiosi che si possano avere che è il delirio di onnipotenza…”

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